Nella seconda parte della nostra analisi sulla nuova normativa europea sulle batterie per tutta la filiera il Regolamento UE 2023/1542,
esamineremo in dettaglio i vincoli materiali riguardanti la raccolta differenziata dei rifiuti derivanti dalle batterie che ricadono sui produttori e sono suddivisi in base alle varie categorie di prodotti commercializzati.

Se non hai letto la prima parte dell’articolo clicca qui: Regolamento UE 2023/1542: la nuova normativa europea sulle batterie per tutta la filiera – prima parte

  1. Batterie portatili. I produttori o le organizzazioni che immettono sul mercato (anche) questa tipologia di batterie sono vincolati all’istituzione di un sistema di raccolta e ritiro gratuito del prodotto, da svolgersi presso punti di raccolta, unitamente al successivo trasporto e gestione presso centri autorizzati del rifiuto. Il tutto deve essere sostenuto economicamente. Il punto di raccolta può collocarsi fisicamente ed essere quindi organizzato in collaborazione con i distributori del prodotto, con gli impianti di trattamento rifiuti (anche se non prettamente specializzate in RAEE), con le autorità pubbliche o private che si occupano di gestione rifiuti o con punti di raccolta volontari (collocati, ad esempio, presso centri commerciali, rivenditori di materiale elettronico, etc…). Il sistema dei centri di raccolta deve coprire l’intero territorio dello stato membro di appartenenza e questi devono essere a disposizione di tutte le tipologie di utilizzatori finali. I produttori (o relative associazioni) hanno il compito preciso di perseguire con azioni mirate e materiali questi step percentuali di raccolta differenziata progressivi: 45% entro fine 2023, 63% entro fine 2027 e 73% entro fine 2030.
  2. Batterie per mezzi di trasporto leggeri (bici, monopattini, etc…). Le caratteristiche e i vincoli per questa categoria sono le medesime di quelle che vincolano i produttori di batterie portatili. Unica differenza risiede nella road-map dei limiti minimi di raccolta differenziata: 51% entro fine 2028 e 61% entro fine 2031.
  3. Batterie per autoveicoli, mezzi di trasporto e di natura industriale. I produttori (o relative associazioni) di queste tipologie di prodotto hanno i medesimi vincoli dei 2 precedenti gruppi con qualche differenza, di seguito elencata: a) le collaborazioni e l’installazione dei centri di raccolta non possono essere di tipo volontario e possono verificarsi esclusivamente per via contrattuale e b) non sussistono vincoli minimi del quantitativo di raccolta differenziata.

Sempre sul versante rifiuti, esistono alcuni vincoli specifici per i distributori. Ad esempio, il ritiro delle batterie esauste deve avvenire gratuitamente, senza l’obbligo di nuovo acquisto, presso o nelle immediate vicinanze del punto vendita col vincolo di divieto di conferimento di batterie di tipologia differente rispetto a quelle attualmente in vendita (o che sono state vendute in passato) da tale punto vendita e nel rispetto di volumi conformi a quelli tipici di un utilizzatore non professionale. Non saranno accettate batterie inglobate in altri prodotti. Saranno gli stessi distributori in seguito a dover consegnare tali rifiuti ai produttori (o organizzazioni relative). Inoltre, in caso di consegna a domicilio, l’attività di ritiro deve avvenire presso il punto di consegna. Qualora il ruolo di distributore sia svolto da prestatori di piattaforme online, i produttori (o relative organizzazioni) hanno il vincolo di fornire ai distributori i dettagli relativi al registro dei produttori, ai numeri di registrazione nonché di fornire, via autocertificazione, assicurazioni in materia di responsabilità estesa. Entro il 31/12/2027 la commissione valuterà se istituire un sistema di restituzione su cauzione, soprattutto per le batterie portatili di uso generico.

Vediamo in seguito alcuni ulteriori interessanti punti relativi ai rifiuti di batterie:

  • Gli utilizzatori non professionali devono separare i rifiuti di batterie dalle altre tipologie conferendoli nei centri di raccolta che possono essere costituiti anche da pubbliche autorità (oltre che dai già citati operatori). Queste autorità hanno poi l’obbligo di consegnare i rifiuti ai produttori (o relative organizzazioni) per il loro trattamento oppure, se in grado, di eseguire esse stesse il trattamento. Sostanzialmente non vi sono cambiamenti rispetto a quella che è la situazione attuale.
  • I punti di raccolta volontari hanno l’obbligo di consegnare i rifiuti ai produttori (o relative organizzazioni) per il loro trattamento.
  • Solamente alcuni impianti, selezionati e specializzati, possono eseguire le attività di trattamento sui rifiuti, pertanto, gli impianti di trattamento “generici”, presso i quali è istituito un punto di raccolta, devono a loro volta consegnarli agli “specializzati”. Vi è l’obbligo di tenere traccia (scritta) di questi movimenti.
  • Gli stati membri possono porre dei limiti (tipologie, quantità) ai conferimenti verso gli impianti di trattamento specializzati da parte di utilizzatori finali e dei gestori di qualsiasi “tipologia” di punto di raccolta.
  • I trattamenti possono avvenire in centri locati sul territorio comunitario o extracomunitario a patto che vengano rispettate le norme vigenti sui temi di spedizione (Regolamenti CE 1013/2006 e 1418/2007). In caso di trattamenti extra-UE, l’esportatore dovrà dimostrare con prove documentali che il centro scelto rispetti condizioni paritarie a quelle imposte dalle regole europee (incluso il presente Regolamento) e, inoltre, il rispetto delle normative sulla salute umana e sull’ambiente. Tali vincoli saranno oggetto di uno specifico atto delegato che andrà a identificare le condizioni minime accettabili.

Notevole è l’importanza data agli obiettivi di riciclo e recupero dei rifiuti, infatti, esiste un intero allegato (XI, parti B e C) che enuncia i limiti minimi che i riciclatori dovranno raggiungere. L’efficienza di riciclaggio/recupero deve essere calcolata conformemente a norme tecniche richiamate da uno specifico atto delegato, non ancora emanato, che vedrà la luce entro il 18 febbraio 2025. Alla commissione spetta il compito, entro il 18 agosto 2026 e in seguito almeno ogni 5 anni, di valutare l’opportunità di revisione delle metodologie di calcolo sulla base dei cambiamenti che nel tempo si verificheranno relativamente alla disponibilità di alcune materie prime fondamentali per la produzione di batteria quali cobalto, rame, piombo, litio e nichel. Inoltre, la medesima commissione potrà ampliare la lista delle suddette sostanze definendone, anche per queste nuove, obiettivi di recupero/riciclo minimi. C’è poi la possibilità che, una batteria preparata per il riutilizzo, perda quindi il suo status di rifiuto: in tal caso, il detentore dovrà dimostrare il possibile riutilizzo fornendo prove documentali inerenti 1) alla vendita del prodotto (contratto o fattura), 2) allo stato di salute dell’oggetto (test sulle capacità prestazionali i cui estremi tecnici saranno oggetti di un futuro atto delegato specifico) e 3) le adeguate precauzioni della fase di trasporto (opportuno imballaggio, corretto accatastamento).

Produttori (e relative organizzazioni) ricoprono un ruolo chiave nella diffusione di dati e informazioni per la prevenzione da, e la gestione dei, rifiuti da batterie. Questi infatti devono mettere a disposizione degli utilizzatori finali e dei rivenditori le necessarie istruzioni per la corretta manipolazione, informare sul significato di etichette e simboli presenti sul prodotto, trasmettere informazioni sulle sostanze presenti (soprattutto quelle pericolose) e sul possibile impatto generato da una scorretta gestione della batteria. Le informazioni andranno fornite in una delle lingue ufficiali del paese di commercializzazione e a intervalli regolari di modo che vi sia costante aggiornamento dei dati trasmessi. Nel caso in cui le batterie siano approntabili per il riuso, elementi da comunicare a chi provvederà alle operazioni di rinnovamento saranno anche le misure di sicurezza riguardanti a) lo smantellamento dei materiali che inglobano batterie, b) l’antincendio e c) l’identificazione dei materiali e del contenuto di sostanze pericolose. Completano il panorama informativo, anche attraverso campagne di sensibilizzazione e incentivi a tal fine, i dati su come e dove disfarsi dei rifiuti di batterie.

Vincoli comunicativi sussistono anche verso le autorità competenti, infatti, sia i produttori (o relative associazioni) che i gestori di rifiuti devono comunicare per ogni anno civile i seguenti dati:

  • Quantitativo di batterie immesse sul mercato, suddivisi per tipologie (portatili, per mezzi leggeri, industriali, per automobili, etc.…)
  • La quantità totale di rifiuti indicando quanti di questi sono stati avviati a trattamento di recupero/smaltimento all’interno della comunità europea, quanti avviati al riusi all’interno della UE e, infine, quanti sono stati invece esportati (per riuso o trattamento di recupero/smaltimento, indifferentemente)

Per i gestori che compiono il trattamento o per quelli che eseguono trattamenti per il riuso, sussiste l’obbligo di comunicare la quantità totale di rifiuti ricevuti e la quantità avviata a rinnovamento nonché i dati riguardanti l’efficienza del processo di riciclaggio. Qualora il trattamento dovesse aver luogo in uno stato membro diverso rispetto a quello di prima immissione del prodotto, le due autorità competenti dei 2 stati membri coinvolti si dovranno scambiare informazioni in merito ai volumi di rifiuti trattati e avviati a riuso. Lo scambio di informazioni avverrà attraverso l’uso di sistemi informatici, istituiti ad hoc da parte delle autorità competenti in materia, e dovrà verificarsi annualmente: nello specifico, il tempo limite per l’invio delle informazioni sarà entro 6 mesi dalla fine dell’anno di riferimento, prendendo come primo riferimento il primo anno civile completo dopo l’entrata in vigore dell’atto esecutivo di istituzione del formato per la comunicazione. Dato che la normativa prevede che il suddetto atto venga emanato entro il 18 agosto 2025, è previsto che il primo anno completo influenzato dalla procedura sarà il 2026 e, quindi, la prima comunicazione dovrà avvenire entro fine giugno 2027. Tutti i dati raccolti dalle autorità competenti saranno comunicati dallo stato membro alla Commissione e saranno pubblici ai fini di consultazione.

PASSAPORTO DIGITALE DELLA BATTERIA

A partire dal 18 febbraio 2027, le batterie per veicoli (automobili e leggeri) e industriali (superiori ai 2 KWh) verranno associate al cosiddetto Passaporto della batteria. Questo documento conterrà informazioni, tutte rigorosamente basate su standard aperti (senza vendor lock-in) relative al modello e alle specifiche relative alla singola batteria (dati elencati nell’Allegato XIII del Regolamento). Le informazioni saranno in parte accessibili al pubblico, in parte riservate agli organismi notificati, alle autorità e alla Commissione e in parte riservate alle persone che legittimamente avranno interesse ad accedervi (ad esempio, per l’attività di smaltimento, le misure di sicurezza per compiere tale operazione e la composizione del prodotto saranno informazioni alle quali potranno accedere i riparatori ma non ad altri soggetti). L’associazione tra informazioni e persone interessate a queste saranno contenute in un atto delegato della Commissione che vedrà la luce entro il 18 agosto 2026 e saranno relative, tra le altre cose, alla necessità di disporre di informazioni sul valore residuo della batteria, di natura commerciale sensibile e sulla preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio. L’accesso al Passaporto verrà garantito tramite QR code, quindi, il documento avrà obbligatoriamente una versione digitale. Il passaporto accompagnerà la batteria durante il suo ciclo vitale e quando questa verrà smaltita, il documento perderà di valore e potrà essere eliminato; ugualmente, anche nel caso in cui la batteria dovesse subire trasformazioni per il riutilizzo o il riciclo, dovrà essere redatto un nuovo Passaporto. Altri requisiti del documento in oggetto sono a) la sua interoperabilità con altri passaporti digitali riferibili ad altre normative europee (allo scopo di generarne uno solo contenente tutte le informazioni richieste da normative tra loro differenti), b) la gratuità dell’accesso e c) l’obbligo di memorizzazione delle informazioni da parte degli operatori economici responsabili.

PROCEDURE DI SALVAGUARDIA

L’autorità che ritiene che una batteria presenti un rischio per la salute o la sicurezza può effettuare una valutazione approfondita e, qualora accerti della non conformità, può chiedere misure correttive. Della procedura in atto deve informare la Commissione. Chiaramente, se l’operatore economico non ottempera alle richieste dell’autorità, la stessa può proibire o limitare la commercializzazione del prodotto e anche in questa evenienza la Commissione deve essere informata fornendole le informazioni sul tipo di batteria e sulle sue non conformità riscontrate e non sanate. Qualora altri stati membri si trovino in disaccordo con la decisione di una autorità estera, possono muovere obiezione entro 3 mesi di tempo, viceversa, la misura diventa automaticamente legittima sull’intero territorio comunitario. In caso di obiezione, sarà la commissione a giudicare il “contenzioso” attraverso un atto delegato: se ritiene le non conformità giustificate, la procedura è da estendersi in tutta l’unione, viceversa, lo stato membro “promotore” dovrà retrocedere dalla propria posizione. Esiste la possibilità che le batterie risultino conformi ma presentino rischio troppo elevati sotto alcuni aspetti: in tal caso la procedura è del tutto simile a quella appena descritta per le non conformità. Autorità o stato membro possono richiedere interventi ai produttori e/o intervenire con misure restrittive anche in caso di non conformità formali (senza che vi siano indagini di approfondimento), ovvero in caso di mancanze o errori di natura documentale o procedurale.

APPALTI PUBBLICI E RESTRIZIONI IN MATERIA DI SOSTANZE

L’impatto ambientale generato dalle batterie, che è uno degli aspetti fondamentali sul quale si concentrano gli obblighi del Regolamento, deve essere tenuto in forte considerazione dalle amministrazioni pubbliche in sede di appalto: ovviamente, l’impatto ambientale deve essere il minore possibile, pertanto, è richiesto che vi siano delle accortezze supplementari nel valutare i possibili prodotti e la loro documentazione allegata. È previsto che la Commissione emani atti delegati nei quali siano contenuti i criteri di aggiudicazione per le procedure di appalto.

ULTERIORI POTENZIALI RESTRIZIONI

Qualora la Commissione ritenga che l’uso di una particolare sostanza presenti un rischio in fase di produzione o utilizzo della batteria, può far richiesta di preparazione di un fascicolo di restrizione all’Agenzia (ECHA, L’agenzia Europea per la Chimica). Allo stesso modo può agire anche un singolo Stato Membro che rilevi perplessità sulla sicurezza di un prodotto. A questo punto saranno il “Comitato per la valutazione dei rischi” e il “Comitato per l’analisi socio-economica” a interessarsi della problematica sollevata andando a valutare se il fascicolo di restrizione ricevuto dall’Agenzia stessa risulti conforme e, entro un mese, comunicheranno all’Agenzia la loro decisione. In caso positivo, l’Agenzia pubblica il fascicolo e informa i portatori di interesse della situazione; questi ultimi, entro 4 mesi, potranno presentare osservazioni sulle restrizioni proposte. Comitato per la valutazione dei rischi e Comitato per l’analisi socio-economica avranno a quel punto rispettivamente 12 e 15 mesi di tempo per valutare nella sostanza la restrizione e adottarne un parere che, una volta comunicato all’Agenzia, verrà reso pubblico e sottoposto agli aventi interesse, i quali, nuovamente, avranno 60 giorni di tempo per presentare osservazioni. Contemporaneamente, fascicolo e pareri dei suddetti Comitati vengono sottoposti alla Commissione che verificherà la corrispondenza tra quanto inizialmente richiesto e la documentazione ricevuta: in caso di difformità, sarà richiesta all’Agenzia una nota esplicativa motivante le scelte adottate.

MODIFICHE, RIESAME, SANZIONI, ABROGAZIONI ED ENTRATA IN VIGORE

Vediamo di seguito brevemente questi argomenti:

  1. L’introduzione del Regolamento Batterie determina la modifica del Regolamento (UE) 2019/1020 (relativo alla conformità dei prodotti), per quanto riguarda le sezioni relative alle batterie (allegato I, punto 21), e della Direttiva 2008/98/CE (relativa ai rifiuti), sempre per quanto riguarda l’argomento batterie.
  2. Le sanzioni relative al Regolamento batterie dovranno essere stabilite, come di prassi, dai singoli stati membri entro il 18 agosto 2025.
  3. La commissione dovrà, entro fine giugno 2031, elaborare una relazione inerente all’applicazione del Regolamento includendo alcuni aspetti che, in relazione al progresso tecnico, certamente andranno a modificarsi nei prossimi 7 anni. Gli aspetti da attenzionare saranno principalmente i seguenti: formati delle batterie portatili, introduzione del divieto di esportazione di batterie non conformi, etichettatura, due diligence, gestione rifiuti, competitività ed investimenti necessari per ottemperare alla normativa.
  4. Il Regolamento, a decorrere dal 18 agosto 2025, abroga la Direttiva 2006/66/CE (la norma che regolamentava Pile e Accumulatori precedentemente) ad eccezione di alcuni punti che rimarranno in vigore per maggior tempo: l’articolo 11 (in vigore fino al 18.02.2027), l’articolo 12 ai commi 4 e 5 (in vigore fino al 31.12.2025) e l’articolo 21 comma 2 (in vigore fino al 18.08.2026).
  5. Per quanto concerne l’entrata in vigore del testo, la data è fissata per il 18 febbraio 2024, a accezione di alcuni punti:
    1. l’articolo 11 (sostituibilità batterie portatili e per mezzi leggeri) entrerà in vigore il 18 Febbraio 2027.
    2. tutto il capo VI (articoli dal 15 al 20 – conformità delle batterie) entrerà in vigore il 18.08.2024 ad eccezione del solo comma 2 dell’articolo 17 che entrerà in vigore 12 mesi dopo la pubblicazione, da parte della Commissione Europea, dell’elenco degli organismi notificati.
    3. tutto il capo VIII (articoli dal 54 al 76 – rifiuti da batterie) entrerà in vigore il 18.08.2025

ALLEGATI

I. tratta le restrizioni sulle sostanze (Mercurio, Cadmio e Piombo).
II. definisce le modalità generali per il calcolo dell’Impronta di Carbonio delle batterie (Carbon Foot Print).
II. traccia i parametri relativi alle prestazioni elettrochimiche e di durabilità delle batterie portatili.
IV. propone i parametri relativi alle prestazioni elettrochimiche e di durabilità delle batterie a uso industriale (superiori ai 2 KWh) e per i mezzi di trasporto, sia leggeri che per autoveicoli.
V. tratta l’argomento dei parametri di sicurezza da considerare e applicare nella valutazione del prodotto.
VI. definisce i requisiti in materia di etichettatura, marcatura e informazione (simboli, codici QR, etc…).
VII. chiarisce i parametri per determinare lo stato di salute e la durata di vita prevista.
VIII. tratta in modo approfondito la procedura di valutazione per la conformità.
IX. definisce i dati minimi e la struttura della Dichiarazione di Conformità UE.
X. si focalizza sulle materie prime utili per le batterie e le relative criticità di natura sociale, economiche e ambientali.
XI. identifica le modalità per il calcolo dei tassi di raccolta differenziata.
XII. determina i requisiti relativi allo stoccaggio, al trattamento e al riciclaggio definendone modalità e obbiettivi
XII. chiarisce quali siano le informazioni da riportare nel passaporto delle batterie.
XIV. traccia i requisiti minimi per la corretta spedizione delle batterie usate.
XV. è la tavola di concordanza tra gli argomenti trattati dal Regolamento batterie e la sostituita Direttiva 2006/66/CE.

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