La normativa che disciplina l’IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control, ossia “prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento”) è il Titolo IIIbis della Parte II del D.Lgs 152/06 e ss.mm.ii.
La normativa prevede che l’attività di determinate tipologie di impianti che presentano un elevato potenziale di inquinamento, debba essere disciplinata da una “autorizzazione integrata ambientale” – “AIA”-, che racchiude in un unico atto amministrativo il permesso a rilasciare inquinanti in aria, acqua, suolo e che viene rilasciata solo previo rispetto di precise condizioni ambientali.
Tra le attività soggette alla normativa I.P.P.C. (Autorizzazione integrata ambientale) si possono citare diversi esempi:
- attività energetiche;
- produzione e trasformazione dei metalli;
- industria dei prodotti minerari;
- gestione dei rifiuti;
- altre attività (cartiere, allevamenti, macelli, industrie alimentari, concerie, etc.).
Progetto Qualità e Ambiente offre la propria consulenza per ottenere l’Autorizzazione integrata ambientale (I.P.P.C.) per:
- predisposizione pratiche per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale e relativa documentazione tecnica allegata;
- assistenza per l’adeguamento alle prescrizioni ed il mantenimento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale;
- assistenza nelle comunicazioni periodiche all’Autorità Competente dei dati relativi ai Piani di Monitoraggio.
CONSULENZA AMBIENTALE: tutti i servizi
Le ultime dal mondo AMBIENTE
Green claim e PPWR nel 2026: gli aspetti da verificare in azienda
Dal 27 settembre 2026 sono applicabili le nuove disposizioni contro il greenwashing introdotte dalla Direttiva (UE) 2024/825 e recepite in Italia con il D.Lgs. 30/2026. In parallelo, dal 12 agosto 2026 il PPWR è applicabile in via generale e pone nuove questioni anche sulla gestione delle scorte di imballaggi. Per responsabili ambiente, HSE e compliance, marketing, produttori e importatori di packaging è quindi utile verificare non solo che cosa viene comunicato, ma anche quali evidenze e documenti supportano le dichiarazioni ambientali.
ESRS rivisti 2026: meno datapoint, più materialità e nuove tutele per la filiera
Il 3 luglio 2026 la Commissione europea ha adottato la revisione degli European Sustainability Reporting Standards e un nuovo standard volontario destinato alle imprese non soggette alla CSRD. Gli ESRS rivisti 2026 riducono sensibilmente le informazioni da rendicontare, semplificano la doppia materialità e introducono maggiore flessibilità operativa. Per le imprese della filiera, il nuovo value chain cap limita inoltre le richieste di dati provenienti dalle organizzazioni soggette alla CSRD. Ora la palla passa al Parlamento Europeo e al Consiglio dell'Unione Europea per il periodo di controllo, dopo il quale le nuove misure diventeranno ufficialmente operative.
RIFIUTI – Dal 16 settembre 2026 scatta l’obbligo del Formulario digitale (xFIR) per gli operatori iscritti al RENTRI
Dal 16 settembre 2026, per gli operatori iscritti al RENTRI, il Formulario di Identificazione del Rifiuto è emesso e gestito obbligatoriamente in formato digitale (xFIR). Per aziende produttrici e detentrici di rifiuti, trasportatori e gestori di impianti diventa quindi necessario verificare strumenti, procedure, responsabilità e coordinamento lungo la filiera, dalla compilazione e sottoscrizione dell’xFIR fino alla trasmissione dei dati e alla conservazione digitale nei casi previsti.



