I concetti di circolarità ed economia circolare sono fondati sull’ottimizzazione dei sistemi produttivi e su un modello economico in grado di diminuire e, dove possibile, eliminare il concetto di rifiuto. La rimozione degli scarti presuppone la riprogettazione di beni e imballaggi: un prodotto sarà quindi pensato e definito non solo sulla base della sua funzione primaria, ma anche prendendo in esame tutte le sue possibili evoluzioni, in un’ottica di circolarità. Considerando che le modalità con le quali un prodotto è progettato determinano fino all’80% del relativo impatto ambientale all’interno del ciclo di vita, diventa fondamentale definire criteri minimi per la circolarità.

Il contesto di applicazione

I vantaggi relativi alle configurazioni circolari alternative sono molteplici e variano a seconda dei prodotti, delle componenti o delle tipologie di materiali, della geografia del territorio e della catena di fornitura all’interno della quale vengono effettuati gli interventi.

La tematica relativa all’eco-design e all’eco-progettazione è da tempo all’ordine del giorno nelle discussioni della Commissione Europea, che già in data 30 marzo 2022 aveva presentato la proposta di Regolamento che stabilisce il quadro per l’elaborazione delle specifiche di progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili e abroga la Direttiva 2009/125/CE. Ad aprile 2024 il Parlamento Europeo ha approvato a Strasburgo l’accordo raggiunto con il Consiglio sui prodotti ecosostenibili, con riferimento al Regolamento ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation). Il prossimo passo sarà l’approvazione formale dello stesso Regolamento da parte del Consiglio e del Parlamento, a seguito del quale entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione. La Commissione dovrà poi stabilire dei requisiti specifici per i diversi prodotti e produttori e i Paesi dell’UE avranno 18 mesi di tempo per conformarsi.

Requisiti minimi di progettazione

Il Regolamento stabilisce delle caratteristiche per la definizione di una progettazione ecocompatibile, che riguardano i seguenti aspetti:

  • durabilità, affidabilità, riutilizzabilità, possibilità di upgrading, riparabilità, facilità di manutenzione e ricondizionamento dei prodotti;
  • restrizioni della presenza di sostanze che rappresentano un ostacolo per la circolarità di prodotti e materiali;
  • uso di energia o efficienza energetica dei prodotti;
  • uso delle risorse o efficienza delle risorse dei prodotti;
  • tenore minimo di contenuto riciclato nei prodotti;
  • facilità di smontaggio, rifabbricazione e riciclaggio di prodotti e materiali;
  • impatto ambientale dei prodotti nel ciclo di vita, segnatamente l’impronta ambientale e di carbonio;
  • prevenzione e riduzione dei rifiuti, inclusi quelli di imballaggio.

Le misure introdotte vogliono spingere le aziende verso l’implementazione di modalità di produzione sostenibili, favorendo la transizione verso un sistema economico circolare, in linea con gli obiettivi previsti dal Green Deal europeo. Scopo di tali misure è quello di garantire che entro il 2030 una parte significativa dei prodotti a disposizione dei consumatori dell’UE sia progettata in modo da essere durevole, efficiente sotto il profilo energetico e delle risorse, riparabile, riciclabile e fabbricata prediligendo materiali riciclati.

Requisiti di informazione e comunicazione

Oltre alle specifiche di fabbricazione, il Regolamento definisce anche degli obblighi di informazione sulla sostenibilità ambientale dei prodotti che possono riguardare, ad esempio, il consumo energetico, il contenuto di riciclato, la presenza di sostanze che destano preoccupazione sulla durabilità, la riparabilità, la disponibilità di parti di ricambio e la riciclabilità dei materiali.

Per facilitare la circolazione e la reperibilità delle informazioni, tutti i prodotti soggetti al Regolamento saranno muniti di un passaporto digitale tramite il quale sarà possibile verificare la circolarità del bene. Questa soluzione permette di tracciare la sostenibilità del prodotto lungo l’intera catena di fornitura, consentendo ad aziende e consumatori finali di prediligere i prodotti di organizzazioni che portano avanti la propria attività nel rispetto e nella tutela dell’ambiente.

Eliminazione dei beni di consumo invenduti

Una delle proposte del Regolamento è quella di porre fine alla distruzione dei beni di consumo invenduti, imponendo alle grandi imprese che operano tramite questa modalità di rendere pubblica, dandone motivazione, la quantità di prodotti scartati ogni anno. Inoltre, il Regolamento contemplerà anche la possibilità di vietare interamente la distruzione di alcune tipologie di prodotti invenduti.

Il caso specifico del settore tessile

Il Regolamento è progettato per essere coerente con le normative e le politiche settoriali già esistenti e quelle future. Nel caso in cui la legislazione vigente stabilisca già degli standard qualitativi soddisfacenti, l’ESPR non verrà applicato al prodotto di interesse. Per i beni per i quali non esiste una normativa specifica all’interno dell’UE, sarà l’ESPR a fornire il quadro giuridico di riferimento.

Un esempio di quest’ultimo caso è quello del settore tessile e delle calzature: nonostante questi prodotti debbano attualmente rispettare dei requisiti in termini di sostanze chimiche utilizzate e di etichettatura, non sono attualmente presenti normative che riguardano la durabilità, riparabilità, riciclabilità e il contenuto di riciclato dei vari prodotti. Sarà l’entrata in vigore dell’ESPR a colmare questa lacuna normativa, attraverso l’introduzione di caratteristiche specifiche di progettazione e di informazione sui prodotti. L’adozione del Regolamento costituisce inoltre un passo fondamentale nel percorso di transizione che l’ecosistema industriale tessile dovrà intraprendere a fronte delle strategie UE riguardanti la circolarità all’interno di questo specifico settore.

I benefici futuri

La presenza di un quadro normativo chiaro e armonizzato sulla sostenibilità ambientale dei prodotti spingerà le imprese che acquistano e vendono sui mercati dell’UE a innovare e investire in modelli circolari e in prodotti sostenibili. L’introduzione di normative specifiche come il Regolamento ESPR consentirà inoltre alle aziende che hanno già intrapreso il proprio percorso verso l’adozione di un modello economico circolare, di competere senza essere battute sul prezzo da imprese che provocano esternalità negative sull’ambiente. I consumatori, inoltre, avranno modo di accedere con maggiore facilità alle informazioni necessarie per compiere scelte di acquisto sostenibili, promuovendo la transizione verso un modello economico circolare.

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