La classificazione del glifosato, principio attivo largamente impiegato nei prodotti fitosanitari, non è stata modificata a seguito della valutazione svolta dal Comitato per la valutazione dei rischi (RAC) dell’ECHA, che ha riconosciuto che le prove scientifiche disponibili non sono sufficienti per classificare il glifosato come sostanza tossica per organi bersaglio o come sostanza cancerogena, mutagena o tossica per la riproduzione.
La valutazione svolta dal RAC conferma quindi la classificazione del glifosato come causa di gravi danni agli occhi e tossico per la vita acquatica, mantenendo gli attuali requisiti per l’etichettatura e l’imballaggio previsti per la sostanza ai sensi del Regolamento CLP.
Le conclusioni della valutazione sono consultabili sul sito ECHA.

Cos’è il glifosato

Il glifosato è una sostanza nota come “erbicida” o “diserbante”. Si tratta di un diserbante “sistemico” e «totale» ovvero che non è in grado di agire in maniera selettiva. E’ uno dei principi attivi maggiormente utilizzati per evitare la crescita di vegetazione indesiderata intorno alle colture.

Il glifosato, venduto sotto forma di liquido pronto per l’uso, viene utilizzato soprattutto nell’agricoltura intensiva, dove il controllo delle piante infestanti avviene attraverso l’uso di questa sostanza chimica erbicida a largo spettro d’azione attiva sia sulle infestanti annuali sia su quelle perenni. Oggi è diffuso in oltre 140 Paesi nel mondo e sarebbero 750 i prodotti in commercio che contengono questo erbicida, le cui tracce permangono nel terreno, negli alimenti, nell’aria e nell’acqua.

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