Unitamente alla Direttiva CSRD e agli standard europei di rendicontazione ESRS, la Direttiva sulla sostenibilità aziendale e delle filiere diventa legge e pone le basi per l’implementazione di ulteriori strategie per la sostenibilità nell’Unione europea. Il 5 luglio 2024, infatti, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), conosciuta anche come Supply Chain Act o Direttiva UE 2024/1760 del 13 giugno 2024.

Che cosa comporta la Direttiva CSDDD?

Obiettivo della Direttiva CSDDD è di rendere responsabili le imprese per gli impatti negativi sull’ambiente e sulle persone. Partendo dal presupposto che l’implementazione della sostenibilità non può essere limitata ai confini dell’azienda, la Direttiva CSDDD impone alle imprese di valutare aspetti anche al di fuori della propria organizzazione, analizzando anche fornitori diretti e indiretti.

Quali sono gli obblighi?

Rientrano tra i soggetti obbligati le aziende che dovranno mappare gli impatti negativi effettivi o potenziali sui diritti umani e sull’ambiente e adottare misure adeguate a prevenirli e mitigarli, dando evidenza dei risultati delle azioni che sono state implementate. Il sistema di due diligence dovrà inoltre essere integrato all’interno dei sistemi di gestione e nelle politiche aziendali. Viene poi richiesta l’implementazione di una procedura per la gestione dei reclami, accessibile a tutti gli stakeholder lungo la catena del valore. In una fase successiva, inoltre, dovranno essere rese disponibili al pubblico le informazioni sull’avvenuta applicazione della dovuta diligenza, anche attraverso la pubblicazione di una relazione annuale.

Quali aziende sono soggette alla nuova Direttiva CSDDD?

Applicazione della Direttiva CSDDD:

  • Società madri e imprese dell’Unione Europea con:
    – più di 1.000 dipendenti e un fatturato netto globale superiore a 450 milioni di euro
    -franchising che operano nell’Unione europea con un fatturato superiore a 80 milioni di euro, di cui almeno 22,5 derivanti da diritti di licenza.
  • Società madri e società extra UE che generano nell’Unione europea:
    -un fatturato netto di oltre 450 milioni di euro nell’esercizio finanziario, indipendentemente dal numero di dipendenti.

Quali sono le tempistiche di applicazione previste?

La Corporate Sustainability Due Diligence Directive entrerà in vigore secondo tempistiche di applicazione differenti:

Tipologia di aziendaApplicazione
Aziende europee con:
-più di 5000 dipendenti
-più di 1.500 milioni di euro di fatturato globale
2027
Aziende non europee con:
-più di 1.500 milioni di euro di fatturato in UE
2027
Aziende europee con:
-più di 3.000 dipendenti
-più di 900 milioni di euro di fatturato globale
2028
Aziende non europee con:
-più di 900 milioni di euro di fatturato in UE
Aziende europee con:
-più di 1.000 dipendenti
-più di 450 milioni di euro di fatturato globale
2029
Aziende non europee con:
-più di 900 milioni di fatturato in UE
2029

Quali sono le tempistiche di applicazione previste?

Gli stati membri dovranno implementare un sistema sanzionatorio che preveda sanzioni finanziarie pari ad almeno il 5% del fatturato netto globale realizzato dall’azienda durante l’anno finanziario precedente l’imposizione della sanzione. Inoltre, le imprese che non rispettano il dovere di dovuta diligenza saranno ritenute responsabili dei danni causati e di eventuali risarcimenti.

Come saranno coinvolte le PMI?

Secondo la Direttiva CSDDD le aziende soggette dovranno rendicontare informazioni riguardanti la sostenibilità ambientale e sociale all’interno dell’intera catena di fornitura. In questo contesto, le PMI saranno coinvolte in maniera indiretta dagli obblighi previsti dalla Direttiva, in quanto fornitori o subfornitori delle imprese di dimensioni maggiori.

Come si relazionano CSRD e CSDDD?

Oltre alla trattazione di tematiche di sostenibilità riguardanti l’ambiente, il cambiamento climatico e i diritti umani, il legame tra le due direttive è rappresentato dalla richiesta di rendicontazione. La CSRD, infatti, richiede alle organizzazioni di comunicare informazioni inerenti la sostenibilità secondo il principio della “doppia materialità”, ovvero considerando sia gli impatti che l’azienda provoca su ambiente e persone, sia l’influenza delle stesse tematiche sugli aspetti economico-finanziari dell’organizzazione (leggi il nostro precedente approfondimento “Direttiva CSRD e Standard ESRS: l’evoluzione relativa al contesto italiano”). Anche la Direttiva CSDDD richiede alle aziende di effettuare una rendicontazione dei principali impatti collegati con l’organizzazione e con la relativa catena di fornitura. Inoltre, entrambe le Direttive richiedono alle imprese di implementare azioni concrete per prevenire, mitigare o eliminare effetti negativi effettivi o potenziali e di monitorare i relativi risultati.

Quali sono i prossimi passi?

Gli stati membri avranno tempo fino al 26 luglio 2026 per recepire la Direttiva nel diritto nazionale.

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