A partire dall’inizio del 2024, la recente legge tedesca denominata Lieferkettensorgfaltspflichtengesetz (LKSG), che ha imposto l’obbligo di Due Diligence all’interno delle catene di approvvigionamento, è entrata nella sua piena fase di attuazione e ha esteso il suo campo di applicazione ad un maggior numero di aziende tedesche. Le imprese italiane con export in Germania che sono parte di catene di fornitura di aziende tedesche aventi organico di più di 1000 dipendenti, seppure non soggette in modo diretto alla LKSG, sono tenute a risponderne in modo indiretto, adottando azioni di dovuta diligenza, analizzando e gestendo i propri aspetti di sostenibilità sociale e ambientale.
La mancata rispondenza ai criteri della LKSG espone le aziende italiane con export in Germania al rischio di espulsione da importanti catene di fornitura. Inoltre, le sanzioni stabilite dalla LKSG in capo alle aziende tedesche sono ingenti. Il fornitore italiano che non dà sufficienti garanzie per la due diligence potrebbe incorrere in danni d’immagine/reputazionali e/o costi aggiuntivi per azioni di risarcimento da parte del Committente tedesco, sulla base dei vincoli contrattuali. Vediamo nel dettaglio cosa prevede la LKSG e quali adempimenti riguardano le aziende italiane.

Cosa prevede la LKSG?

Le imprese in Germania devono conformarsi alla recente Lieferkettensorgfaltspflichtengesetz (LKSG), che impone il dovere di diligenza nelle catene di approvvigionamento. La legge è stata approvata a giugno 2022 ed è entrata in vigore il 1° gennaio 2023 per le aziende tedesche con almeno 3.000 dipendenti. Dal 1° gennaio 2024, anche le aziende con almeno 1.000 dipendenti dovranno rispettarla. La legge impone alle imprese di esercitare un processo di dovuta diligenza nelle proprie catene di approvvigionamento per identificare, prevenire e ridurre i rischi di violazione dei diritti umani e di danni ambientali e intervenire in caso di infrazioni. L’analisi e la gestione della sostenibilità della propria azienda e dell’intera supply chain di riferimento passa quindi da una condizione facoltativa di volontarietà ad un requisito e obbligo nazionale.

Perché è stata introdotta la LKSG?

Questa iniziativa legislativa tedesca si basa sui Principi Guida delle Nazioni Unite del 2011 (Guiding Principles on Business and Human Rights) e sulle linee guida dell’OCSE del medesimo anno per le imprese multinazionali. Nel 2016, il governo tedesco ha implementato i Principi Guida dell’ONU attraverso un piano d’azione nazionale (Nationaler Aktionsplan für Wirtschaft und Menschenrechte, NAP), che sollecitava le imprese a investigare volontariamente sui rischi di violazioni dei diritti umani nella loro catena di approvvigionamento, prevenirli, eliminarli, pubblicare rapporti su queste attività e istituire sistemi per ricevere reclami su violazioni. Un’indagine rappresentativa condotta nel 2020 sui risultati del NAP ha rivelato un dato deludente: meno di un quinto delle imprese intervistate aveva adottato le misure richieste. Questo ha spinto il legislatore tedesco a introdurre un obbligo vincolante di diligenza.

Chi è l’organo adibito al controllo e quali sono le sanzioni?

Il controllo è stato affidato al Bundesamt für Wirtschaft und Ausfuhrkontrolle (BAFA), l’ufficio federale per l’economia e il controllo delle esportazioni. Il BAFA ha ottenuto ampi poteri che può esercitare senza dover ottenere l’autorizzazione preventiva da parte di un tribunale. Questi poteri includono l’accesso alle sedi nazionali, la convocazione dei rappresentanti aziendali, la richiesta di presentazione di documenti e l’emissione di ordini per l’attuazione delle azioni richieste dalla legge.
In caso di violazioni, la legge prevede multe a carico delle aziende tedesche che vanno da 100.000 a 800.000 Euro, con la possibilità di aumentare fino a dieci volte, raggiungendo un massimo di 8 milioni di Euro. Per le imprese con un fatturato annuale medio superiore a 400 milioni di Euro, la sanzione massima è pari al 2% del loro fatturato. Indipendentemente dal fatturato, le imprese che violano gli obblighi imposti dalla nuova legge possono anche essere escluse dagli appalti pubblici per un massimo di tre anni. Come si può capire, per le aziende tedesche si tratta di sanzioni ingenti e la normativa LKSG è pertanto da considerare con la massima attenzione.

Cosa significa “catena di approvvigionamento”?

La “catena di approvvigionamento” è la rete di collegamenti e relazioni tra fornitori, produttori, distributori, rivenditori e clienti finali che lavorano insieme per soddisfare la domanda del mercato in modo efficace ed efficiente. Una catena di approvvigionamento ben gestita mira a ottimizzare la produzione, la distribuzione e la logistica al fine di ridurre i costi, migliorare la qualità del prodotto e rispondere in modo tempestivo alle esigenze dei clienti. Poiché è stato visto che la maggior parte degli impatti si verificano al di fuori delle operazioni dirette delle aziende, i soggetti  chiave da coinvolgere in un processo di Due Diligence in materia di sostenibilità sono i fornitori, sia i fornitori diretti (coloro che hanno un rapporto contrattuale con il committente tedesco), sia quelli indiretti (aziende fornitrici dei fornitori diretti).

Quali impatti ha la LKSG sui fornitori italiani delle imprese tedesche soggette?

Le aziende soggette a Due Diligence devono istituire un efficace sistema di gestione dei rischi e definire le responsabilità per il monitoraggio della conformità agli obblighi di diligenza all’interno dell’azienda. Questo potrebbe includere la nomina di un responsabile dei diritti umani. Il primo passo in tale direzione consiste nell’identificare la propria catena di approvvigionamento e condurre un’analisi dei rischi, volta a individuare le aree dell’attività aziendale che comportano i rischi più significativi per i diritti umani e l’ambiente. Questa valutazione deve estendersi ai fornitori diretti. Per i fornitori indiretti, l’analisi dei rischi è necessaria solo se ci sono indicazioni concrete di possibili violazioni dei diritti umani o ambientali. Tali indicazioni possono derivare da segnalazioni di violazioni nella regione di produzione, dal fatto che il fornitore operi in settori a rischio o da informazioni provenienti dalle autorità competenti. Questa valutazione deve essere ripetuta annualmente e ogni qualvolta l’azienda sia interessata da cambiamenti sostanziali o da un aumento del rischio, come l’introduzione di nuovi prodotti o aree di attività. Al fine di collaborare con l’azienda tedesca che deve presentare un rapporto annuale all’autorità competente sul rispetto degli obblighi di diligenza e rendere tale rapporto pubblico sul proprio sito web, il fornitore italiano coinvolto dovrà implementare linee guida chiare per la redazione dei report di comunicazione dei dati di sostenibilità di interesse con i propri committenti soggetti alla LKSG.
La necessità di adeguamento ai requisiti della LKSG sarà dettagliata in specifiche clausole contrattuali. Questi nuovi obblighi potranno includere il rispetto delle misure preventive, l’applicazione della dovuta diligenza anche verso i propri fornitori, l’accettazione e l’attuazione di sistemi di monitoraggio e potenzialmente la presentazione di rapporti periodici e altro ancora. Almeno una volta l’anno, il fornitore sarà soggetto a verifiche da parte del committente tedesco o di un ente terzo incaricato per valutare il rispetto delle prescrizioni applicabili. Infine, l’azienda deve collaborare nella procedura interna istituita per ricevere segnalazioni di potenziali o effettive violazioni dei rischi.

Quali sono i diritti umani e ambientali tutelati?

Le tematiche di riferimento per la LKSG sono:

  • Tutela dei minori, divieto di lavoro dei giovani in età scolastica e tutela del lavoro minorile
  • Protezione contro la schiavitù e il lavoro forzato
  • Divieto di discriminazione (origine, sesso, etnia, disabilità, orientamento politico e religioso)
  • Sicurezza sul lavoro e tutela della salute dei lavoratori
  • Divieto di effettuare trattenute illegali del salario, garanzia di un salario “ragionevole”
  • Libertà di associazione a sindacati e organismi di rappresentanza dei lavoratori
  • Appropriazione illegale di terreni, acque, foreste, etc
  • Prevenzione di pratiche violente, che possono ledere la sicurezza e la dignità dei lavoratori
  • Rispetto della Convenzione di Minamata: uso di mercurio e suoi composti nei processi di produzione e trattamento
    dei rifiuti di mercurio
  • Rispetto della Convenzione di Stoccolma: divieto di produzione e impiego di POP (sostanze chimiche lungamente
    persistenti nell’ambiente, es DDT)
  • Rispetto della Convenzione di Basilea: controllo di movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e del loro
    smistamento (corretta gestione dei rifiuti pericolosi)

Nel caso vengano individuati dei rischi, come bisogna comportarsi?

Se l’azienda tedesca soggetta a LKSG individua dei rischi, deve adottare misure preventive adeguate. La prima azione è l’emissione da parte della dirigenza di una dichiarazione che delinei la strategia per la protezione dei diritti umani. Questa strategia può comprendere programmi di formazione per dipendenti e fornitori diretti, nonché la necessità di stabilire contrattualmente gli impegni dei fornitori nel rispettare le richieste di tutela dei diritti umani e l’implementazione di obblighi e sistemi di controllo simili per ulteriori fornitori nella catena di approvvigionamento. Se è stato individuato il rischio di violazione dei diritti umani, l’azienda deve intraprendere azioni adeguate per fermarlo o ridurlo al minimo.

Quali sono le fasi da seguire per la costruzione di un sistema di DD conforme alla LKSG?

I passaggi sono delineati in modo esplicito dalla normativa tedesca e sono:

  1. Istituzione di un sistema di gestione del rischio:
    Le imprese devono istituire un approccio sistematico per individuare, valutare, gestire e monitorare i rischi. Tale sistema dovrebbe integrare le migliori pratiche internazionali di gestione del rischio.
  2. Definizione di un responsabile interno all’azienda:
    È necessario designare un responsabile interno o un team con l’incarico specifico di supervisionare e garantire l’efficacia del sistema di gestione del rischio. Questa figura o gruppo deve possedere le competenze e l’autorità necessarie per attuare in modo efficace le attività assegnate.
  3. Effettuazione di analisi del rischio regolari:
    Le imprese devono regolarmente effettuare analisi del rischio al fine di individuare eventuali problematiche potenziali e formulare piani d’azione adeguati. Queste analisi devono essere esaustive, metodiche e basate su dati precisi e aggiornati.
  4. Emissione di una dichiarazione di principio:
    Le imprese sono tenute a pubblicare una dichiarazione ufficiale del loro impegno nel rispetto dei diritti umani e degli standard ambientali. Tale dichiarazione deve riflettere i valori e gli obiettivi dell’azienda e fungere da principale riferimento per le sue attività.
  5. Inclusione di misure preventive nel proprio ambito di attività e nei confronti dei fornitori diretti:
    Le imprese devono adottare precauzioni per prevenire violazioni dei diritti umani e danni ambientali. Queste precauzioni devono essere integrate nelle attività quotidiane dell’azienda e nelle sue interazioni con i fornitori diretti.
  6. Adozione di misure correttive:
    In caso di violazioni identificate, le aziende devono attuare correzioni immediate ed efficaci. Queste azioni possono comprendere la revisione delle pratiche operative, la formazione del personale e l’applicazione di sanzioni contrattuali nei confronti dei fornitori inadempienti.
  7. Istituzione di una procedura di reclamo:
    Le imprese devono istituire un sistema attraverso il quale i lavoratori, i consumatori e altre parti interessate possano segnalare presunte violazioni. Questo sistema deve essere facilmente accessibile, trasparente e in grado di gestire le segnalazioni in modo equo e tempestivo.
  8. Attuazione dei doveri di diligenza in relazione ai rischi presso i fornitori indiretti:
    Le imprese devono ampliare i propri sforzi di valutazione del rischio anche alla rete di fornitori indiretti. Questo implica la necessità di acquisire una conoscenza dettagliata della propria catena di approvvigionamento e delle pratiche operative, organizzative e commerciali di ciascun fornitore.
  9. Documentazione e presentazione dei rapporti:
    In conclusione, le imprese devono conservare registrazioni dettagliate e precise delle proprie attività di gestione del rischio e devono fornire regolari relazioni sulle loro pratiche e risultati.

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