Negli ultimi anni l’Unione Europea ha avviato una serie di riforme con lo scopo di porsi come punto di riferimento a livello internazionale nell’ambito della transizione sostenibile e di raggiungere l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050. Nell’ambito del Green Deal europeo, viene sottolineata l’importanza della Direttiva n. 2022/2464, conosciuta anche come Corporate Sustainability Reporting Directive e pubblicata il 16 dicembre 2022 sulla Gazzetta Ufficiale UE. La CSRD modifica la Direttiva 2013/34/UE, che riguarda l’obbligo di comunicazione di informazioni di sostenibilità per le imprese di grandi dimensioni. A partire dal 2024, secondo differenti fasi di applicazione, diverse aziende dovranno rendicontare la propria sostenibilità attraverso la pubblicazione di un report.

Con l’obiettivo di armonizzare le modalità di reporting, la Direttiva CSRD, prevede l’adozione di principi di rendicontazione che specifichino le informazioni che le imprese sono tenute a comunicare. La stesura degli stessi principi è stata affidata all’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group), che il 31 luglio 2023 ha pubblicato gli standard europei ESRS (European Sustainability Reporting Standards), con l’obiettivo di aumentare la trasparenza e la veridicità delle informazioni e di migliorare le possibilità di comparare i bilanci redatti da diverse aziende. Gli standard si applicano a tutti gli Stati membri dell’UE e i requisiti di conformità saranno in vigore già dal 2025 per le imprese soggette alla Direttiva, con riferimento all’anno di esercizio 2024.
Uno sviluppo recente relativo a questa tematica riguarda l’adozione da parte del governo italiano del Regolamento Delegato UE/2023/2772 del 31 luglio 2023 che integra la Direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la rendicontazione di sostenibilità. Dal 22 dicembre 2023, gli standard ESRS hanno infatti assunto piena validità anche all’interno dello stato italiano e costituiscono quindi un punto di riferimento per le aziende soggette ad obbligo di redazione di bilancio di sostenibilità.
In particolare, la Direttiva CSRD e gli standard ESRS impongono alle aziende di effettuare specifiche valutazioni in merito a diversi argomenti. Una tra le analisi richieste è quella relativa alla significatività di questioni ambientali, sociali e di governance, secondo il principio della “double materiality”, che prende in considerazione la ormai evidente interconnessione tra impatti ambientali e finanziari. Alle aziende viene inoltre richiesta la valutazione IRO riguardante impatti, rischi e opportunità relativi a diverse tematiche ambientali, sociali e di governance. Gli standard richiedono un’analisi approfondita, che deve considerare non solo il core business aziendale, ma anche tutti gli aspetti che si verificano a monte e a valle della catena del valore. La Direttiva richiede inoltre che il bilancio venga sottoposto alla valutazione di un revisore indipendente, prima di procedere al deposito dello stesso presso l’autorità competente. Nonostante le PMI non quotate rimangano, per il momento, escluse dalla normativa cogente, la stesura del bilancio di sostenibilità può comunque rappresentare per loro una grande possibilità di sviluppo e innovazione. Anche le imprese più piccole, infatti, in futuro dovranno rendicontare la propria sostenibilità data la loro presenza all’interno delle catene di fornitura di aziende di maggiori dimensioni. In questo contesto si inserisce un’ulteriore misura dell’EFRAG, che ha pubblicato un documento contenente una serie di standard semplificati per rendicontare la sostenibilità tramite modalità volontarie. Tra i numerosi vantaggi che vengono associati alla stesura volontaria del bilancio di sostenibilità si sottolinea un miglior accesso al mercato del credito e delle risorse finanziarie. Numerosi istituti di credito, infatti, hanno iniziato a richiedere ai propri clienti valutazioni riguardanti le tematiche ESG. Dal 2024, ad esempio, le banche europee dovranno rendicontare parte del loro impegno verso una transizione sostenibile attraverso il GAR (Green Asset Ratio), un indicatore che comunica l’allineamento delle loro attività alla Tassonomia UE. Il GAR sarà utile per comprendere l’impegno delle banche in relazione alla gestione della crisi climatica e ambientale e fornirà la percentuale delle attività degli istituti di credito che possono essere considerate allineate con la tassonomia UE. Il bilancio di sostenibilità, inoltre, offre alle aziende una migliore capacità di attrarre e fidelizzare risorse e talenti e migliorare la gestione dei dipendenti. Può fornire, inoltre, punteggi premianti per accedere a bandi e finanziamenti ed è in grado di migliorare la reputazione aziendale. Costituisce, infatti, uno strumento per conoscere l’identità aziendale, il relativo piano strategico e le performance ESG, attraverso le quali è possibile porre le basi per attivare un processo di comunicazione con stakeholder interni ed esterni all’azienda.

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