Ora ti racconto lo sbaglio più grande che Marco ha commesso sul lavoro (e come invece TU puoi evitarlo!)

Il pc ogni tanto ha bisogno di manutenzione.

Ti sarà certamente capitato di lamentarti per la lentezza del tuo pc, vero? Minuti e minuti di attesa davanti allo schermo e TU come una mummia ad aspettare che le applicazioni di outlook, word, excel… (insomma quelle che tu usi più frequentemente al lavoro) si aprano per permetterti di iniziare le normali attività d’ufficio.

A furia di imprecare per le lunghe (e noiose) attese improduttive, MARCO (un vecchio amico degli anni di scuola la cui caratteristica principale non è certo la timidezza, una di quelle persone a cui le parole non mancano) alza il telefono e chiama l’ufficio IT della propria azienda per chiedere assistenza.

A Marco viene dato un pc muletto nell’attesa che il suo venga completamente formattato, analizzato, modificato, insomma tutti quegli interventi di manutenzione che gli smanettoni con i controciuffoli dell’ufficio IT sanno fare molto bene.

Te la faccio breve, ora viene il bello….. seguimi….

Il caso ha voluto che anche il pc del datore di lavoro fosse in manutenzione e per questo motivo LEI (si, “LEI” è il datore di lavoro) era nell’ufficio IT proprio dietro le spalle del tecnico che aveva preso in carico il pc di MARCO, con il quale stava parlando del più e del meno e ….

Shock!

Al momento dell’accensione del pc aziendale in uso da MARCO, Skype (il sw che conosci anche TU, quello che viene utilizzato per le comunicazioni tra colleghi e amici con scambio di messaggi) all’avvio del computer si è aperto automaticamente e sono apparsi sullo schermo gli ultimi messaggi che MARCO aveva inviato, tra i quali MESSAGGI OFFENSIVI nei confronti di “LEI” (testa di c…., put…., …) e dell’azienda.

La conseguenza di questa scoperta è che LEI ha licenziato per giusta causa l’intemperante e incauto MARCO che, appellandosi ad una presunta violazione della sua PRIVACY, di tutta risposta ha impugnato il provvedimento e ha fatto ricorso.

Per la serie “io ti sputtano in privato e quindi è lecito”.

Ora mi faccio più serio e ti riporto i fatti di una storia finita finita davanti al giudice.

L’interpretazione del Tribunale nel merito è stata la seguente:

“(…) se è vero che l’account era personale, è però emerso dall’istruttoria che il computer non era privato ma dell’azienda, che dovevano essere fatte su di essi delle manutenzioni e che Skype si apriva all’avviamento del computer stesso e soprattutto che Skype veniva utilizzato per le comunicazioni tra i lavoratori, l’azienda e gli altri dipendenti come piattaforma comune di scambio messaggi (…)”.

Se pensiamo alla recente modifica dell’Art. 4 della Legge 300/70 (Statuto dei Lavoratori) apportata dall’Art. 23 del D. Lgs. 151/2015, si rafforza l’interpretazione del Giudice: in quanto il pc aziendale e la piattaforma Skype vengono definiti strumenti di lavoro utilizzati dal lavoratore per attuare la prestazione lavorativa e, di conseguenza, una verifica del suo corretto funzionamento e utilizzo da parte del datore di lavoro risulta lecito.

Per quanto riguarda la gravità delle offese il Tribunale afferma che:

“(…) le frasi riportate nella lettera di contestazione sono oggettivamente offensive. Esprimono un giudizio negativo sia sul datore di lavoro sia sull’organizzazione e travalicano ogni ragione di critica: tra l’altro alcune espressioni ingiuriose sono del tutto gratuite (non reattive) e vanno oltre una coloritura di espressione che il linguaggio comune tollera”.

Viene inoltre ritenuto significativo che:

“Tali espressioni sono state inoltre indirizzate dal ricorrente non ai diretti interessati ma a terzi, compagni di lavoro, con ciò ledendo ancora di più quella fiducia nel rapporto di lavoro, perché idonee a dare, all’interno dell’azienda, una svalutazione delle persone preposte alla loro conduzione (con evidente intento diffamante)”.

Fine della storia (vera)!

Sono certo che anche tu ti sarai certamente già reso conto che il tema della comunicazione tra lavoratori tramite piattaforme informatiche è sempre più attuale ed il loro utilizzo è in vertiginoso e costante aumento.

Rifletti…

Quale impatto può generare nella tua azienda la PRIVACY derivante dall’uso sempre più intenso e diffuso dei gruppi WhatsApp anche sul lavoro e, in prospettiva, gli sviluppi che anche altre piattaforme assumeranno nella comunicazione interna ed esterna aziendale (es. Messenger)?

I tuoi lavoratori possono o non possono utilizzare i social media come Skype, Facebook, Messenger, Linkedin, Hangouts?

Se i social media sono un’opportunità per migliorare il lavoro e la comunicazione aziendale occorre anche tenere presente che possono rappresentare canali di diffusione di contenuti poco gratificanti e talvolta addirittura dannosi ed offensivi.

Ergo che una chiara e diretta comunicazione sui rischi che si corrono nel pubblicare, in pubblico o in privato, contenuti diffamatori o comunque dannosi per l’azienda DEVE essere regolamentata internamente con la redazione di apposite Policy Privacy.

Dipendente avvisato…

More privacy, Smart privacy!

Scarica la Sentenza del Tribunale di Genova (6 febbraio 2017)

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