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Come cambia l'etichetta del latte: obbligo di indicare l'origine

Notizia pubblicata in data: 17 ottobre 2016

Storico via libera europeo alla richiesta italiana di indicare obbligatoriamente l'origine del latte e dei prodotti affini, a cominciare dai formaggi

Sono scaduti senza obiezioni alle ore 24.00 del 14 ottobre i tre mesi dalla notifica previsti dal regolamento 1169/2011 quale termine per rispondere agli Stati membri che ritengono necessario adottare una nuova normativa in materia di informazioni sugli alimenti.

L'origine del latte in etichetta verrà indicata con le seguenti diciture:

  1. "paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte";
  2. "paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato";
  3. "paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”.

Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l'indicazione di origine può essere assolta con la sola dicitura: "Origine del latte: nome del paese".

Diversamente, se le diverse fasi di produzione avvengono in luoghi differenti, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: "miscela di latte di Paesi UE" per l'operazione di mungitura, "latte condizionato in Paesi UE" per l'operazione di condizionamento, "latte trasformato in Paesi UE" per l'operazione di trasformazione.

Infine se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell'Unione Europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: "miscela di latte di Paesi non UE" per l'operazione di mungitura, "latte condizionato in Paesi non UE" per l'operazione di condizionamento, "latte trasformato in Paesi non UE" per l'operazione di trasformazione.

Le esigenze di trasparenza degli italiani sono cresciute notevolmente: una consultazione pubblica online del Ministero delle Politiche agricole ha chiarito che, in più di 9 casi su 10, considerano molto importante che l'etichetta riporti il Paese d'origine del latte fresco (95%) e dei prodotti lattiero-caseari quali yogurt e formaggi (90,84%), mentre per oltre il 76% lo è per il latte a lunga conservazione. I consumi sono d'altra parte importanti, con una media di 48 chili di latte alimentare a persona e il settimo posto su scala mondiale per i
formaggi con 20,7 chilogrammi per persona all'anno dietro ai francesi con 25,9 chilogrammi a testa, ma anche a islandesi, finlandesi, tedeschi, estoni e svizzeri.

La scelta di trasparenza fatta in Italia è importante nella lotta all'agropirateria internazionale sui mercati esteri dove i formaggi Made in Italy hanno fatturato ben 2,3 miliardi (+5%) nel 2015.

L'entrata in vigore è fissata 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e quindi auspicabilmente dal primo gennaio 2017 come è stato previsto per un testo analogo in Francia.

Le nuove etichette probabilmente non arriveranno sugli scaffali nel mese di gennaio 2017 come auspica Coldiretti.

Secondo il presidente di Assolatte Giuseppe Ambrosi «in due mesi è impossibile adeguarsi alle nuove regole». Non si tratta solo di adeguare alle nuove disposizioni etichette e contenitori, con il rischio di sprecare grandi quantità di confezioni già pronte, ma anche impianti e logistica.




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